venerdì 10 ottobre 2008

L'apostolo di Internet conquista il Vaticano

Ha creato un sistema che protegge i ragazzini. Ora la Chiesa gli ha affidato la missione del Web
PIERANGELO SAPEGNO
TORINO
Don Internet viene da lontano, da un sogno degli Anni Settanta, da una chiesetta di poveracci. Viene da un giorno come gli altri, mentre stava andando a giocare a pallone e gli amici lo aspettavano in un campo di periferia, viene dalle radio libere e dal rock and roll, una piccola stanza dietro un vetro, con il mixer, le cuffie e un microfono. Don Internet adesso ha 57 anni, il colletto inamidato dei preti, la barba grigia e gli occhialini. Si chiama don Ilario Rolle, da Venaria, uno strano prete che parla con il modem e l’adsl. Protegge i bambini, educa i genitori, inventa gli oratori speciali e insegna ai più piccoli, tutto in nome di internet, perché questa sta diventando la nostra vita, oggi. Il vecchio che inventa internet. Come dice Cormac McCarthy, «devo dire che l’unica cosa che mi viene da pensare è che quello aveva una sorta di promessa dentro al cuore». Salmi, 150: «Ogni creatura in spirito loda il Signore. Ciascuno a modo suo». Don Internet viene da lì, da questa preghiera.

A modo suo, ha già inventato un sistema unico al mondo per proteggere i bambini dalla rete: li blocca mentre navigano e instaura un dialogo con loro. Davide.it si chiama. Non è un filtro, è qualcosa di più. Ora lo vogliono tutti, parla tutte le lingue del mondo: ci lavorano in 12 Paesi più mille volontari. A modo suo, poi ha fatto le scuole di internet per i genitori. E a modo suo quest’estate ha creato il primo oratorio internet: al posto dei campi spelacchiati per giocare a pallone, del calcetto con le sfide in cantina e delle corse a guardie ladri, le webcamere per i bambini. Imparano a girare i film e soprattutto a montarli, imparano a cercare messaggi e valori, capire le regole e i perimetri, e muoversi nel mondo infernale di internet. Puri come colombe e prudenti come serpenti. Dalla prossima estate il Vaticano creerà altri cento oratori così.

Don Internet oggi sta lavorando nei suoi uffici, vicino ai mobilifici Rolle, che fondò suo padre e che ora porta avanti suo fratello Fulvio, su uno di quei corsi di periferia, vampate di gas e tir che risucchiano l’aria. Nell’ufficio però ci sono porte a vetri, scrivanie lucide e penombre soffuse. Il silenzio di internet. E’ qui che lavorano a Davide.it. «Il lavoro più complicato è quello della ricerca, del monitoraggio completo della rete», spiega don Ilario. «Noi riusciamo ad agire dove altri sistemi falliscono, perché affiniamo di più la ricerca. Non c’è solo la pedofilia e la pornografia. Ci sono siti che diffondono la trasgressione culinaria, incitano all’anoressia e alla bulimia, altri che diffondono la droga attraverso la musica e le luci. Le potenzialità di internet sono incredibili. Anche quelle malvagie». Così Davide ha cominciato a emigrare e ora funziona in tutta Europa, dalla Russia alla Finlandia, in Sudamerica, nell’Africa della Nigeria, del Congo, del Ghana. Blocca un ragazzo che è andato su un sito di fantacalcio. Il ragazzo chiede perché. Il sistema gli risponde con un lungo elenco di siti di fantacalcio: «Scegli quello che vuoi. Quello dov’eri finito tu non va bene, perché ti porta alle scommesse. E’ pericoloso». Dice don Ilario: «Vedi. Dialoghiamo con l’utente. Gli spieghiamo dov’è il male, o dove c’è l’inganno».

Questa è la missione che si è data. Quando l’Arcivescovo di Torino, monsignor Giovanni Saldarini, l’aveva chiamato nel 1997, lui aveva già finito con le radio, la sua vera passione. A 23 anni, nel 1974, quando era ancora un seminarista, aveva fondato Radio Proposta, che era la terza radio libera sotto la Mole, assieme a Radio International e Gemini One. Adesso dice che quella era stata l’esperienza più bella della sua vita, la libertà, l’impegno sociale, l’impresa nuova. Lui non era uno che andava tanto a Messa da bambino. La fede gli era venuta all’improvviso, un giorno che stava andando a giocare a pallone. Anche la passione della radio gli era venuta all’improvviso. Si lavorava gratis, ma si faceva tutto, musica e servizi, e informazione. Negli Anni 90 fu venduta dalla diocesi ai salesiani. Lui faceva il parroco di campagna. Quand’era a Vallongo, vicino a Carmagnola, andava a trovare i fedeli a cavallo. Ogni tanto finiva sui giornali, come quella volta che offrì la sua Chiesa, come residenza per gli arresti domiciliari, a un rumeno che era finito dentro per truffa. I carabinieri andarono a protestare: «Padre, lasci perdere, non ci crei problemi». Ma don Ilario aveva un’altra promessa dentro al cuore. Quel giorno che lo chiamò Monsignor Saldarini gli disse che gli serviva uno sveglio che imparasse in fretta. Don Internet ha fatto così. «Mi sono buttato subito dentro come un nodo della rete, siamo diventati provider, fornendo siti, portali. Abbiamo visto un volume immenso di materiale nocivo per i ragazzi». San Tommaso diceva: «Quando il nano sale sulle spalle del gigante, vede più lontano del gigante». Don Internet è salito sopra, e nel 2000 ha inventato Davide.it. L’ha affinato solo oggi, portandolo nel mondo, ma l’aveva già pensato da subito. Ha continuato a creare la sua rete, 12 ragazzi a lavorare con lui. Arrampicandosi su quel gigante, è diventato un po’ Golia pure lui. A modo suo, come in quell’inno dei salmi, a modo suo, come in un punto di vista, prigioniero della sua missione. Perché, alla fine, è don Ilario che ha catturato internet?

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